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Come verificare il serraggio dei bulloni

Come verificare il serraggio dei bulloni su torri e carpenterie: metodi, strumenti e controlli documentati per mantenere sicurezza e conformità nel tempo.

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Una connessione bullonata non si giudica dal solo aspetto. Su una torre per telecomunicazioni, su un palo flangiato o su una carpenteria di sostegno, un bullone apparentemente integro può avere perso la forza di serraggio necessaria per effetto di vibrazioni, assestamenti, corrosione o interventi eseguiti senza una procedura controllata. Sapere come verificare il serraggio dei bulloni significa quindi controllare una prestazione meccanica, non limitarsi a constatare che dado e rondella siano presenti.

L’altezza non si improvvisa, e neppure il serraggio. Ogni giunto trasferisce azioni definite dal progetto: peso proprio, vento, carichi delle antenne, effetti dinamici, azioni sismiche e sollecitazioni locali. Se la connessione non lavora nelle condizioni previste, l’intera catena strutturale perde affidabilità.

Il serraggio non è solo un valore di coppia

Il primo equivoco riguarda la coppia applicata con la chiave. La coppia di serraggio è un dato utile e misurabile, ma non coincide direttamente con il precarico del bullone, cioè con la forza che tiene accostati gli elementi del giunto. Una parte rilevante della coppia viene assorbita dagli attriti tra filetto, dado, rondella e superfici a contatto.

Per questo, a parità di valore indicato sulla chiave dinamometrica, il precarico può cambiare se cambiano la lubrificazione, lo stato dello zincato, la presenza di ossidazione, il trattamento superficiale o la geometria del gruppo bullonato. Un controllo corretto parte sempre dalla prescrizione di progetto e dalle istruzioni del fabbricante del sistema di fissaggio.

Nelle carpenterie strutturali si incontrano connessioni non precaricate e collegamenti ad attrito con bulloneria ad alta resistenza. Non richiedono lo stesso metodo di montaggio né lo stesso criterio di accettazione. Applicare indistintamente un valore di coppia trovato in una tabella generica è una pratica da evitare: classe del bullone, diametro, condizioni di fornitura e funzione del giunto devono essere identificati prima di qualsiasi intervento.

Verificare il serraggio dei bulloni: la sequenza di controllo

La verifica deve essere pianificata come un’attività di manutenzione strutturale, con una procedura che indichi punti da ispezionare, strumenti impiegati, criteri di conformità e responsabilità. È particolarmente necessaria dopo il montaggio, dopo il primo periodo di esercizio, in seguito a eventi eccezionali o quando si modificano i carichi applicati alla struttura.

Identificare il giunto e la sua prescrizione

Prima di agire sul dado occorre risalire alla documentazione disponibile: elaborati costruttivi, distinta della bulloneria, relazione di calcolo, piano di montaggio e verbali dei controlli iniziali. Devono essere noti almeno il diametro nominale, la classe di resistenza, l’eventuale sistema di precarico, la presenza e la posizione delle rondelle, nonché il valore o il metodo di serraggio prescritto.

In una torre reticolare, ad esempio, non tutti i nodi hanno la stessa funzione. I collegamenti delle diagonali, delle flange, dei giunti di base e dei supporti di apparati possono essere soggetti a condizioni differenti. Trattare ogni bullone come equivalente rende il controllo poco affidabile e può alterare una connessione che era già conforme.

Eseguire l’esame visivo prima della misura

L’ispezione visiva non sostituisce la verifica strumentale, ma ne stabilisce la fattibilità. Si controllano l’assenza di dadi mancanti, la corretta posizione delle rondelle, l’ingaggio sufficiente del filetto, eventuali deformazioni delle piastre e segni di scorrimento tra le superfici collegate.

Vanno rilevati anche corrosione localizzata, zincatura degradata, filetti danneggiati, cricche, allentamenti delle controventature e tracce di acqua persistente nel nodo. Su installazioni esistenti, la corrosione può ridurre la sezione utile del fissaggio o rendere inattendibile una lettura di coppia per l’aumento dell’attrito. In questi casi il dato della chiave non basta a dichiarare il collegamento idoneo.

Un riferimento utile è il controllo delle marcature di verifica, quando previste in fase di montaggio. Lo spostamento relativo tra dado, rondella e piastra può segnalare una rotazione successiva all’installazione. La marcatura, tuttavia, non misura il precarico e non sostituisce gli altri controlli.

Usare strumenti tarati e un metodo coerente

La chiave dinamometrica deve avere campo di lavoro compatibile con la coppia da applicare, certificato di taratura valido e condizioni di utilizzo adeguate al cantiere. Una chiave impiegata al limite inferiore o superiore della propria scala, urtata durante i lavori in quota o non controllata periodicamente non è uno strumento di misura affidabile.

Quando la procedura prescrive un controllo a coppia, la verifica deve essere svolta secondo un criterio definito: controllo della coppia residua, verifica con coppia di prova o riapplicazione controllata. Sono operazioni diverse. Portare tutti i dadi al valore teorico senza distinguere il metodo può introdurre sovraserraggi, danneggiare il filetto o mascherare un problema di montaggio.

Per i collegamenti ad alta resistenza precaricati, il piano di montaggio può richiedere metodi quali serraggio combinato coppia-angolo, metodo della rotazione del dado, indicatori diretti di tensione o bulloni a controllo di tensione. La scelta dipende dal sistema specificato e dalla normativa applicabile. In ambito strutturale, i requisiti di esecuzione e controllo devono essere coerenti con la documentazione dell’opera e con le norme tecniche vigenti, non con pratiche operative non tracciabili.

Rispettare la sequenza di serraggio

La sequenza conta quanto il valore finale. Nei giunti con più bulloni, il serraggio va normalmente distribuito in passaggi progressivi e incrociati, così da portare le piastre a contatto uniforme senza inclinazioni o concentrazioni locali di tensione. Il serraggio completo di un lato prima degli altri può causare disallineamenti e precarichi non omogenei.

Nei nodi di torri modulari e nei giunti flangiati, la sequenza deve seguire quanto indicato nei disegni di montaggio. Se non è disponibile una procedura, la soluzione non è improvvisarla in campo: occorre coinvolgere il progettista o un tecnico qualificato che valuti la configurazione del collegamento.

Quando il controllo a coppia non è sufficiente

Una chiave dinamometrica rileva la resistenza alla rotazione, non la forza interna effettiva del bullone. Il limite è significativo soprattutto su bulloneria esposta da anni agli agenti atmosferici. Un dado corroso può richiedere una coppia elevata pur generando un precarico insufficiente, mentre un componente lubrificato può raggiungere un precarico eccessivo con una coppia apparentemente corretta.

Anche il cosiddetto retorque indiscriminato merita cautela. Su un collegamento esistente, applicare nuovamente coppia senza conoscere il metodo originario, lo stato delle superfici e la classe del fissaggio può compromettere la connessione. Se vi sono dubbi sulla capacità residua, è più corretto eseguire una valutazione tecnica del nodo, definire l’eventuale sostituzione della bulloneria e ripristinare il giunto con componenti certificati.

Il controllo deve inoltre distinguere un allentamento reale da un problema più ampio. Una piastra deformata, una flangia non complanare, un cedimento localizzato della fondazione o una modifica delle apparecchiature installate possono trasferire al bullone sollecitazioni non previste. In questi casi il serraggio è un sintomo da leggere nel quadro della verifica statica della struttura.

Documentare ogni intervento

Un controllo efficace produce evidenze verificabili. Per ciascun giunto o campione controllato è opportuno registrare posizione, identificazione del fissaggio, strumento utilizzato, data di taratura, esito dell’ispezione visiva, metodo adottato, valori rilevati e azioni correttive eseguite. Le fotografie dei nodi prima e dopo l’intervento aiutano a mantenere la tracciabilità, soprattutto su strutture articolate o collocate in siti difficili da raggiungere.

La frequenza dipende dall’ambiente, dalla tipologia di struttura, dalla classe di esposizione alla corrosione, dalle vibrazioni indotte dagli apparati, dall’accessibilità e dalla storia manutentiva. Non esiste un intervallo universale valido per ogni torre o carpenteria. Un impianto in area costiera, un sito soggetto a forte vento o una struttura oggetto di riconfigurazioni ricorrenti richiedono normalmente un piano più ravvicinato rispetto a un’installazione stabile e protetta.

BMB Srl affronta queste attività collegando sopralluogo, verifica dello stato dei nodi, valutazione strutturale e ripristino operativo. È un approccio necessario quando il problema non riguarda il singolo bullone, ma la capacità dell’opera di continuare a svolgere la propria funzione per gli anni previsti.

Un bullone serrato correttamente è un dettaglio piccolo solo nelle dimensioni. Quando è inserito in un nodo progettato, montato e controllato con metodo, diventa una parte misurabile della sicurezza dell’intera infrastruttura.

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